Si prospetta un prolungarsi del conflitto sindacale in Norvegia che potrebbe costringere Equinor (ex Statoil, l’azienda energetica statale norvegese) a ulteriori fermi di produzione di petrolio e gas naturale con possibili tensioni sia sui prezzi del petrolio che su quelli del gas naturale europeo.

Il sindacato novegese Lederne ha dichiarato che prolungherà lo sciopero degli operai sulle piattaforme petrolifere offshore, a meno che, nel frattempo, non venga raggiunto un accordo salariale.
L’escalation colpirà quattro ulteriori giacimenti petroliferi: Oseberg Sud (dove opera Equinor), Oseberg Est, i giacimenti Kristin e le piattaforme Ekofisk Bravo/Kilo (gestite da ConocoPhillips). Al momento, secondo quanto affermato dalla Norwegian Oil and Gas Association, è troppo presto per stimare gli effetti sulla produzione.
Il fermo di produzione di questi quattro giacimenti si aggiungerebbe ai sei campi offshore di petrolio e gas che sono già stati bloccati il 5 ottobre, con riduzione della produzione dell’8%, equivalente a 330.000 barili di greggio equivalente al giorno. Il conflitto sindacale, insieme all’arrivo atteso di un uragano nel Golfo del Messico, ha provocato un incremento dei prezzi del petrolio.

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